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Archive for ottobre 2009

Oggi siamo andati alla scoperta del TANGRAM… sorta di rompicapo, naturalmente di origine cinese.

Cos’è? E’ un quadrato, da cui si ricavano 7 figure geometriche distinte che, utilizzate tutte, senza sovrapposizioni, danno origine ad immagini equivalenti (aventi cioè la stessa area) del quadrato d’origine:

Ecco come viene suddiviso il quadrato iniziale per ottenere le 7 figure geometriche

Ecco come viene suddiviso il quadrato iniziale per ottenere le 7 figure geometriche

  • 5 triangoli (di cui: 2 grandi, 1 medio e 2 piccoli)
  • 1 parallelogrammo
  • 1 quadrato

Con queste forme è possibile dar vita ad innumerevoli figure. Ma perchè se ne può fare un uso didattico?

In primo luogo perché è un gioco che spinge i bambini a lavorare con le figure geometriche e a prendere confidenza con l’idea di conservazione. Attraverso la forma ludica gli studenti possono iniziare a comprendere il concetto di equivalenza e a familiarizzare con la geometria.

In secondo luogo, per costruire un qualunque disegno, gli alunni devono prendere confidenza con la disposizione delle figure nello spazio, aiutandoli anche nell’orientamento spaziale, nel riconoscimento delle forme, nella loro associazione e nel porre attenzione all’immagine da “copiare” o meglio, da ricostruire!

In terzo luogo sviluppano le abilità logiche e richiedono ai bambini uno sforzo cognitivo, impegnandoli in un’attività divertente, ma non banale come inizialmente potrebbe sembrare ad alcune persone, nè tanto facile.

In quarto luogo, è uno strumento per portare sia i piccoli che i grandi a riscoprire il linguaggio matematico in cui la natura e l’universo sono scritti e a riscoprire l’essenzialità e la semplicità, nonché il valore, delle e nelle cose che ci circondano.

Oggi sperimentando in prima persona l’utilizzo del tangram, mi sono sentita frustrata e “imbranata”. Avete mai provato a ricostruire un tangram di cui avete l’immagine-modello priva però della spartizione tra i diversi pezzi di cui è costituita? Bene, provateci! Inizialmente sembra di intravedere nella sagoma nera le varie forme geometriche del tangram di cui può essere costituita, ma, non appena si prova a ricostruirla (sicuri che la propria percezione porterà alla corretta realizzazione dell’immagine), si rimane delusi: il disegno non compare! Al suo posto ci si trova di fronte ad una bozza, certo dalle sembianze simili all’originale, ma non ancora uguale a ciò che avremmo dovuto e voluto ottenere. Da questa frustrazione si riparte e la determinazione, mista al senso di rivincita che incomincia a pervaderci, spinge a continuare la sfida. Sconfitta dopo sconfitta, si prende confidenza con la logica del gioco… dopo i primi dieci minuti si inizia a smuovere qualcosa nella nostra mente; il modo di guardare quelle “sette pietre della saggezza” cambia, si inizia a pensare in tangramese: i pezzi vengono visti anche associandoli tra loro al fine di ottenere altre figure equivalenti ma dai contorni differenti, il nostro cervello inizia ad associare le forme considerandole non più come singoli pezzi, ma come elementi facenti parte di un tutt’uno!

Ammetto però che i risultati, nel mio caso, sono ancora molto scarsi!

Per quanto concerne la scuola, invece, al di là della proposta del rompicapo da risolvere, il quale però è maggiormente colto dai bambini più grandi, di quarta, quinta elementare, il tangram apre le strade alla fantasia. Ai bambini, fin dalla prima elementare, possono essere proposte attività al confine tra la letteratura e la geometria, proponendo agli alunni di animare storie, costruendo personaggi tangram oppure semplicemente dando vita ad animali e oggetti secondo quanto la loro mente riesce ad immaginare. Anche per gli insegnanti l’uso del tangram apre le porte a nuovi percorsi didattici, per cui anche ai docenti l’invito di mettersi in gioco!

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Si parte!!!

Eccoci alla partenza per un nuovo viaggio alla scoperta dell’insegnamento della matematica! Le aspettative sono molte anche se, come ad ogni partenza, si è un po’ titubanti nel lasciare la nostra “vecchia casa”, così ben conosciuta e familiare, ma la curiosità è tanta per cui, attrezzati di voglia di conoscere e di uno zaino pieno di fantasia, ci avventuriamo lungo questo sentiero alla scoperta di nuove strade da percorrere!

Fin da subito dobbiamo confrontarci però con mappe, percorsi e cartine… ma come fare? Beh, sfruttando le risorse del web e di Google Maps! E’ veramente affascinante poter osservare come la tecnologia ci offra strumenti tanto potenti che ci permettono perfino di “controllare” casa nostra, stando in un altra città, a chilometri di distanza, di condividere itinerari stradali e di comunicarli ad amici lontani, di visitare il mondo con un dito. Con un paio di clic si è a Londra, con un altro si sorvolano gli oceani e con il satellite si può osservare la terra come se fossimo nello spazio! Davvero strabiliante, soprattutto se si pensa che fino ad una cinquantina di anni fa, parlare di navigatori satellitari, di satelliti e anche di internet, sembrava fantascienza. Un’altra risorsa che permette addirittura di viaggiare nello spazio, di visitare i monumenti e le cattedrali in formato 3D, è Google Earth. Un modo alternativo per spostarsi, per visitare luoghi e per considerare lo spazio in cui ci muoviamo da nuovi punti di vista.

Ma come può questa tecnologia entrare a scuola?

Per prima cosa internet, googlemaps e molta della tecnologia che produciamo e usiamo nella nostra società, possono entrare a scuola come strumenti per proporre ai nostri ragazzi una visione alternativa al tradizionale supporto cartaceo. Fiumi, oceani, città, monti…la terra, tutto assume una dimensione nuova! Tali supporti consentono una visione concreta di luoghi lontani, permettendo ai bambini di orientarsi nello spazio, di percorre itinerari e percorsi che acquisiscono sostanza. Inoltre ogni cosa può essere condivisa, anche con amici e compagni di classe lontani. Quindi credo che l’uso di questo tipo di strumenti possa rivelarsi una risorsa per movimentare la didattica e renderla più attivante e coinvolgente. Il pericolo? Beh, credo che sia comunque presente: pericolo che ci si dimentichi di strumenti tradizionali, che si trascurino abilità più empiriche, che si metta in secondo piano l’obiettivo dell’attività e si finisca per perdersi nell’aspetto giocoso e piacevole della proposta… L’equilibrio è dunque sempre la via migliore da seguire.

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Benvenuti a tutti nel mio blog! Questo spazio sarà il mio diario di emozioni, riflessioni e pensieri che mi accompagnerà nel corso di Matematiche elementari da un punto di vista superiore A.

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